Il packaging trova casa a Milano
Il Sole 24 Ore - 3/11/2015
La principale fiera di settore in Italia da un lato. La stragrande maggioranza dell'industria dall'altro. A lungo il packaging italiano è stato afflitto da questa frattura, ora ricomposta con l'accordo per il rilancio di IpackIma. Impasse sbloccata in due tempi:a inizio luglio con l'acquisizione (per 2,5 milioni) della manifestazione dalla precedente gestione da parte di Fiera Milano, ora con l'ingresso nell'azionariato di Ucima, associazione di categoria dei costruttori di macchinari. Che attraverso il conferimento del ramo d'azienda Food Pack acquisisce il 51% della nuova IpackIma, lasciando al gestore fieristico del capoluogo lombardo la quota rimanente.
«Un ingresso nella proprietà e nella gestione- spiega il presidente di Ucima Giuseppe Lesce - che riporterà l'Italia al centro del panorama fieristico internazionale e offrirà finalmente alle aziende del settore una piattaforma fieristica in Italia che sia almeno pari alla nostra leadership internazionale». Leadership vera, quella italiana dei macchinari per il packaging, con una produzione arrivata al nuovo record di 6,3 miliardi di euro, grazie in particolare all'export (81% dei ricavi), dove Italia e Germania si spartiscono in un testa a testa ormai consolidato il 50% della "torta" mondiale, mentre in Italia il packaging tricolore relega l'importazione ad una quota residuale, pari ad appena il 24% della domanda interna.
«Da subito, dopo l'acquisto della rassegna- spiega l'ad di Fiera Milano Riccardo Peraboni - abbiamo iniziato a lavorare per questa alleanza. Cruciale, direi. Perché da soli non avremmo avuto la forza ma soprattutto la competenza per far crescere la manifestazione. L'unione con Ucima realizza un modello di sviluppo in cui crediamo fermamente. Sono gli imprenditori a doverci indicare i contenuti da dare alle rassegne: noi siamo organizzatori ma il knowhow settoriale è presente solo tra le imprese».
Ucima interrompe così la collaborazione avviata con la Fiera di Parma (concretizzata in Food Pack) e concentra tutte le risorse su Milano, portando in "dote" la massa dei propri associati, oltre 130, tra cui numerosi big di stazza mondiale. «I metri quadri aggiuntivi prenotati dalle aziende saranno una conseguenza - spiega l'imprenditore piemontese Riccardo Cavanna, presidente della nuova IpackIma - perché quello che conta è la qualità dei visitatori. E noi, con un export che vale oltre l'80% dei ricavi, potremo mettere a disposizione della struttura una rete formidabile di clienti esteri. Si tratta di un'operazione bellissima, un sogno che si realizza, una ritrovata unità che porterà benefici all'intero sistema».
Allo studio vi sono anche le possibili sinergie con l'universo food, cliente dei costruttori di Ucima, settore che già trova a Milano con TuttoFood la propria rassegna di riferimento. «In Europa - aggiunge il direttore generale di Ucima Paolo Gambuli- è la Germania ad avere le rassegne vincenti nei macchinari per il packaging: c'è da lavorare molto, e lo faremo, ma la nuova IpackIma rappresenta l'unico concorrente in grado di insidiare questo primato».
L'edizione 2015, che ha visto l'inserimento di altre rassegne verticali dedicate al mondo del fresco (MeatTech, Dairytech e Fruit innovation) ha visto la presenza di 1.371 espositori e quasi 80mila visitatori (rispettivamente 1.842 e 131mila considerando anche Converflexe Intralogistica). «Ci sarà certamente da ragionare sui settori- spiega Lesce- perché noto, ad esempio, che in tutto il mondo le rassegne generaliste sono in difficoltà mentrea vincere è la specializzazione. Ora però ci sono tutte le condizioni per crescere: dal 2018 non saremo più solo ospiti presso fiere all'estero ma potremo mostrare qui, con orgoglio, le tecnologie made in Italy. A casa nostra».





